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Macinazione a Pietra

Sin dalle epoche più remote i grani venivano schiacciati per mezzo di mortai e poi tra due pietre. Con il passare del tempo e con l’evolversi delle conoscenze, anche quest’arte si è evoluta sfruttando l’impiego della forza idraulicadel vento e della propulsione vapore. Alla fine del XVIII secolo le macine a pietra venivano azionate grazie a turbine idrauliche o macchine a vapore. Successivamente anche le macchine accessorie vennero “motorizzate” e fecero la loro comparsa le coclee, gli elevatori e i buratti. Il perfezionamento del buratto mise in luce il limite della macinazione a pietra. Ovvero trattare tutte le frazioni del chicco allo stesso modo, indipendentemente dalla diversa resistenza che oppongono alla macinazione. Perciò, pochi anni dopo, iniziarono a prendere piede i laminatoi a cilindri.

La macina

Una macina a pietra è costituita da due mole orizzontali in moto relativo l’una sull’altra. Una delle due mole è fissa, l’altra è invece mobile. Il grano passa nello spazio che rimane tra le due mole. Nel mulino a pietra si esercita una forte azione di pressione e sfregamento in un’unica soluzione. Il mugnaio regola la finezza del prodotto avvicinando o allontanando la superficie delle due mole. Lo sfarinato ottenuto dalla macinazione a pietra contiene la totalità del chicco di grano. Esso supera il limite massimo di ceneri. Perciò è necessario un passaggio di selezione, che avviene in un buratto. Con questo metodo si ottengono farine integrali e farine tipo 2tipo 1.